Month: gennaio 2015 (page 1 of 4)

Rete e solidarietà

Raramente esprimo opinioni troppo personali sui social, preferisco utilizzarli per trascorrere del tempo In compagnia di persone a me affini, in serenità e in allegria.
Probabilmente avrò appiccicata addosso l’etichetta di persona ignorante.
Non ignoro (tantissime cose sì, eh), ma proprio perché le mie idee hanno radici solide e nascono da valori e convinzioni radicate non intendo metterle in un post e rimanere seduta e vederle lapidare a colpi di pietre che poi anche a pc spento, lo so, pesano come macigni.
Ogni tanto però mi capita di leggere conversazioni interminabili su temi importanti e di provare una voglia irrefrenabile di scrivere, insieme a quello degli altri, il mio pensiero. “Mi prudono le mani”.
Leggo frasi e parole che mi feriscono e penso a chi, magari più debole, possa veder minata la propria autostima.
Si parla di cyber bullismo fra gli adolescenti, ma si dimenticano insospettabili pseudo professionisti che lanciano bombe e nascondono la mano. E nel mondo  reale sorridono e ti danno una pacca sulla spalla.
Essendo “ignorante”, come dicevo, non entro nel merito, ma voglio fare una breve riflessione personale che si aggancia ad un post che ho letto di recente su Leading Myself che ha come oggetto l’intervista a Valeria Fedeli, Vice Presidente del Senato.
Alla fine dell’intervista Valeria Fedeli lancia un augurio allo staff di Leading Myself e alle donne: fate rete e siate solidali.

Questa frase mi gira in testa da qualche giorno.
Ma cosa significa davvero fare rete? Siamo sincere quando stabiliamo delle connessioni e creiamo delle relazioni, se pur virtuali?
Le nostre reti hanno un valore umano o diamo loro vita in previsione di un eventuale ritorno?
E cosa vuol dire veramente essere solidali?

 

La solidarietà si innesca solo quando si pensa di avere in cambio qualcosa?
Cos’é la vera condivisione?
Mettiamo davvero in circolo il meglio di quello che abbiamo e che siamo oppure ci nascondiamo dietro a vecchi o finti contenuti inutili e cedibili?
Siamo davvero liberi di esprimerci come meglio crediamo?
Esprimerci come meglio crediamo vuol dire porsi su un piedistallo e sparare a zero su tutto ciò che ci sembra più in basso di noi?
A parte essere tutti “Charlie per un giorno”… negli altri 364 chi siamo?

 

 

La fuga perfetta (finalmente!)

Pochi giorni fa mi sono concessa una fuga.
Ho lasciato a casa famiglia e rimandato vari impegni del fine settimana e mi sono presa una giornata tutta per me. Era da un po’ che volevamo organizzare questo incontro, ma per mille motivi ogni volta abbiamo dovuto rimandare. Ho tenuto le dita incrociate fino all’ultimo momento, temendo che anche questa volta la vita e i suoi cambi di piani improvvisi avessero la meglio, e invece no!
Questa volta abbiamo vinto noi!
Ho caricato un’amica (Elena) in macchina ed, insieme, siamo partite all’avventura per andare ad abbracciare un’altra amica speciale: Barbara!
E, per una volta, stranamente rispetto a ciò che succede di solito quando noi due ci incontriamo,  non ci siamo perse, non abbiamo sbagliato strada, non abbiamo avuto problemi o contrattempi di nessun tipo.
E’ stata una giornata, come Mary Poppins, “praticamente perfetta sotto ogni punto di vista”.
Complice una giornata invernale travestita da primavera, con un sole caldo (abbiamo pranzato all’aperto!), complice la nostra voglia di leggerezza e divertimento, complice il fatto di esserci incontrate in un posto bello in cui davvero vale la pena ‘perdersi’, abbiamo trascorso il tempo chiaccherando, camminando e ancora camminando senza una meta ben precisa.
Senza orari da rispettare, senza nessun impegno da rincorrere, o evento a cui partecipare.
Senza aspettative e senza nessuna forma di ansia.
Semplicemente tre amiche che avevano voglia (e forse anche bisogno!) di una giornata così, all’insegna della leggerezza. 
Abbiamo riso come pazze cercando di farci una foto decente tutte insieme (e per la cronaca: no, non ci siamo riuscite!), incuranti di cosa avrebbe potuto pensare chi ci vedeva, abbiamo provato buffi cappelli e continuato a ridere. Abbiamo davvero riso tanto.
E’ stato bello e terapeutico, direi necessario.
Siamo tornate a casa non stanche, ma rigenerate e ricaricate.
Nonostante non avessimo fatto altro che parlare per tutto il giorno (di idee, progetti, sogni, pettegolezzi!), non abbiamo smesso un secondo di parlare nemmeno sulla strada del ritorno. 
E’ stato davvero uno di quei giorni che non si vorrebbe finissero mai.
Sono tornata a casa felice, contenta, ansiosa di condividere la mia giornata con la mia famiglia. Li ho sommersi di chiacchere e foto, ma molto spesso mi sono resa conto che non capivano fino in fondo il motivo della gioia e della mia euforia. Anzi, mi guardavano vagamente proccupati per questi attacchi di risatine che mi prendevano raccontando certe cose. Forse mi vedevano un po’ ‘strana’.
Non sanno che questo è semplicemnte l’effetto che passare una giornata con delle persone speciali ti può regalare, anche se, in fin dei conti, non hai fatto nulla di particolare.
E’ quello che noi chiamiamo #effettomammeinfuga: è un modo diverso di vivere anche solo questi piccoli momenti di evasione, di goderseli e apprezzarli fino in fondo. E’ essere felici nelle piccole cose quotidiane per trovare la carica e l’entusiasmo per affrontare tutto il resto del mondo che ci aspetta là fuori.
E’ stata davvero la fuga perfetta.

Chiedetemi se sono felice.

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