Month: luglio 2015 (page 1 of 2)

Buone Vacanze!

Sono stati mesi intensi e impegnativi per moltissimi aspetti, in cui le cose da fare e da organizzare hanno preso il sopravvento su tutto. E così eccoci arrivate alle tanto attese e sospirate vacanze stanche e stressate.
Le Mamme in fuga si prendono una pausa! Un mese intero senza post, foto, vignette, link e tutto ciò che ruota intorno al blog. Trenta giorni cercando di concentrarci sul tempo. Il tempo che vola, il tempo che non ci aspetta, il tempo che sempre più raramente è di qualità.
Ci mancherà di sicuro il nostro piccolo e modesto spazio creativo, al quale abbiamo dedicato tante ore e tanto impegno, in questo ultimo anno.
Fermarci ci aiuterà anche a riflettere su quanto fatto fino ad ora e, se arriveranno, su nuove idee e nuovi progetti.
Cogliamo l’occasione per ringraziare tutte quelle persone che hanno perso un po’ del loro tempo per leggerci e quelle che ci hanno sostenuto con un like, con un commento o con una faccina sorridente, che, forse non sembra, hanno per noi un immenso valore.
Buone vacanze!

 

Le mamme ‘aspettano’ sempre…

Ho comprato il libro di Enrica Tesio (blogger geniale, ironica e irriverente di Tiasmo) qualche mese fa, appena pubblicato. Avevo una gran voglia di leggerlo, ero molto curiosa, ma poi, per strani giochi del destino, è rimasto intonso sul mio comodino fino a pochi giorni fa.
Volevo che fosse il momento giusto.
E ora, anche se ancora non sono in vacanza, i ritmi sono però finalmente rallentati, gli impegni diradati e così sono riuscita a dedicarmi alla sua lettura proprio come avrei voluto. 
Seguo Enrica e il suo blog da diverso tempo, amo molto questo suo stile fresco, totalmente originale ma che sa davvero regalarti e offrirti grandi slanci di sincerità e farti riflettere, pensare. 
In un misto costante tra commozione e ilarità. 
Avevo letto già diverse recensioni sul libro (una di quelle che mi era piaciuta di più è quella de ‘L’inventore di mostri’ della dolcissima Valeria) e mi ero già fatta un’idea del libro e di quello che immaginavo di ritrovarci scritto dentro.
Ma, se è vero che i libri sono in qualche modo ‘scritti’ anche dal lettore, che ci proietta dentro qualcosa di sè e della proprio vita, devo dire che questo libro mi ha totalmente spiazzato: mi è sembrato scritto apposta per me.
Da cosa si misura quanto hai amato e ti è piaciuto un libro? Dalla quantità di frasi sottolineate qua e là? Dal numero di pieghe fatte agli angoli delle pagine per ritrovare quel pezzo che ti ha tanto colpito? Da quante volte leggendolo ti ritrovi a pensare a quanto sia vero anche per te quello che c’è scritto?
Ho letto il libro praticamente tutto di un fiato (sono un’avida lettrice!), però ho continuato a portarlo con me anche per i giorni a seguire, nella borsa.
Ogni tanto, quando avevo un attimo di attesa e di tranquillità, mi piaceva riaprirlo e rileggere le cose che mi avevano così colpito e toccato, in una specie di gesto confortante e rassicurante.

E’ un libro che parla dell’amore, è vero. 
Ma di un amore in senso, oserei dire, universale: è l’amore per un compagno, l’amore per un’amica, per la propria famiglia di origine, per i propri figli. L’amore per se stessa.
E’ un’analisi ironica e spietata di tutte noi (donne, mamme, bambine, mogli, figlie), di tutta questa meravigliosa complessità che ci portiamo dentro, in un gioco che si chiama vita e che assomiglia alle Matrioske russe. Dentro di noi abbiamo tutte le donne che siamo state, fin dalla nostra nascita, e le portiamo sempre con noi. Alcune le amiamo, altre le detestiamo. Ma per vivere serene e star bene dobbiamo imparare ad accettarle. Tutte, incondizionatamente. Fare pace con loro e con noi stesse.
Come scrive Enrica: “abbracciandole tutte”.
Ma le parti che mi hanno maggiormente colpito (e affondato!) sono quelle che parlano della maternità. Sarà perchè per me è un periodo davvero strano: i miei figli crescono (sono già cresciuti!) e sto imparando a fare i conti con questa nuova dimensione dell’essere madre. 
E non è facile per niente.
I racconti che fa dei due bimbi nel romanzo sono meravigliosi: con quello sguardo incantato e ammirato e innocente, di chi scopre il mondo per la prima volta. 
Ed è vero, con un bimbo piccolo accanto il mondo è nuovo anche per te. Lo guardi attraverso i suoi occhi e quello che ti sembrava ovvio e scontato ad un tratto non lo è più.
Mi manca questa dimensione, questa capacità di emozionarsi e stupirsi davanti a piccole cose che crescendo perdiamo, noi insieme ai nostri figli. 
Nel libro rende benissimo queste sensazioni quando dice che la “maternità è attesa”, è ‘aspettare’: anche se esattamente cosa non si sa.
Una mamma ‘aspetta’ i suoi figli per tutta la sua vita.
Una mamma sono io, che ‘aspetto’ ogni giorno i miei figli. Che vorrei restassero come sono, ma che allo stesso tempo vorrei vedere grandi e già indipendenti. Che vorrei cercassero sempre un mio consiglio, ma a che a volte sono stufa di sentire chiamare ‘mamma’ per ogni singola cosa.  Che vorrei abbracciare e coccolare all’infinito, ma che a volte devo urlare per farmi ascoltare e che sogno di scappare sola su di un’isola deserta.
Una mamma sono io e lo siamo tutte, in modo diverso e allo stesso identico modo.
 

  

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