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La Cattedrale Vegetale a Lodi di Giuliano Mauri

La Cattedrale rappresenta un’idea di magnificenza, un ordine e una sacralità del luogo, ho sempre voluto dare corpo a questa fratellanza che esiste tra il luogo e la sacralità della terra e di questi elementi che si innalzano che sono gli alberi. In questo c’è dentro tutta la filosofia del mio lavoro. Il luogo non mi dimentica e questo mi fa felice, mi piace pensare che la gente attraverserà questo luogo pensando al perché è stata costruita, al perché si è fatta, una domanda che la gente si farà da sé, rendendosi conto che l’opera vale il posto. La Cattedrale Vegetale è l’opera che meglio rappresenta la mia idea, è un luogo di grande fatica, ma anche di grande felicità, è uno scolpire con la natura, di cui io uomo, lavoro la materia come secondo scultore. Alla fine, come sempre, la natura prenderà il sopravvento. (Giuliano Mauri)

Senza saperlo domenica 23 Aprile mi sono trovata ad assistere all’inaugurazione della Cattedrale Vegetale, opera postuma dell’artista lodigiano Giuliano Mauri, uno dei maggiori esponenti italiani del movimento artistico conosciuto come Art in Nature. Una  gita organizzata all’ultimo minuto, senza programmi nè pianificazioni che mi ha portato a vivere un’esperienza bellissima e a tratti emozionante.

Che cosa è la CATTEDRALE VEGETALE? Si tratta di una ‘vera e propria’ cattedrale, realizzata con rami e tronchi fissi nel terreno che creano delle gabbie di legno, formando delle colonne con delle campate come quelle delle cattedrali gotiche.

All’interno di queste ‘gabbie ligne’ sono state piantate lo scorso novembre da alcuni alunni delle scuole primarie di Lodi ben 108 piccole querce (solo 60cm di altezza!) che, crescendo, formeranno le volte create grazie alla guida delle strutture, realizzando una vera e propria cattedrale ‘vegetale’. Si tratta di un’opera d’arte davvero imponente, che si estende su di un’area lunga ben 72 metri e larga più di 20, per un’altezza di circa 18. Si trova a Lodi (città natale dell’artista), sulla sponda sinistra del fiume Adda (area Ex Sicc), in un contesto molto bello ricco di verde, immerso nella natura e nella tranquillità, pur trovandosi a pochi passi dal centro cittadino.

Una delle piccole querce piantate

La Cattedrale Vegetale è davvero impressionante, rappresenta un desiderio di recuperare un dialogo coi luoghi, lasciando un impatto minimo, in una sorta di continuità con il contesto circostante. Crescendo, coi tagli e le potature, le piante si adattaranno a formare la vera e propria cattedrale e quando la struttura scomparirà, resteranno solo gli alberi a testimoniare l’epoca dell’uomo. Una specie di luogo di ‘culto’, ma di un culto personale, in cui ognuno di noi può trovarsi a pensare, meditare, camminare, pregare. Ognuno a modo suo. In mezzo alla natura e ai suoi silenzi. Lasciando fluire i pensieri, essendo ‘dentro’ l’opera.

Ieri ovviamente in occasione dell’inaugurazione ufficiale il luogo era molto affollato, ma nonostante tutto ho percepito la magia di quest’opera e di questo luogo. Sogno di tornarci al tramonto, in una giornata tranquilla, per potermela godere appieno. È un’opera in costante crescita, evoluzione e mutazione. Un’opera che si trasformerà col passare degli anni, diversa in ogni stagione. Parte integrante del ciclo naturale della terra e della natura.

Non è la prima opera del genere dell’artista, esistono altre 2 cattedrali: una si trova in provincia di Trento a Arte Sella a Borgo Valsugana, realizzata dall’artista stesso nel 2001. La seconda si trova nel Parco delle Orobie in provincia di Bergamo ed è stata cominciata dall’artista per poi essere completata dalla sua famiglia dopo la sua morte, avvenuta nel 2009. Questa realizzata a Lodi è stata fortemente voluta dalla famiglia, quasi che fosse un ultimo dono dell’artista alla sua città natale.

Per me era la prima visita alla città di Lodi e devo dire che è stata davvero una piacevole scoperta: complice anche la bellissima giornata primaverile, le sue vie e le piazze erano piene di gente che passeggiava o si gustava un aperitivo ai tavolini dei bar.  Tranquilla e vivibile, ottima meta per una gita fuori porta (visto che dista meno di un’ora da Milano).

La vista arrivando dal centro città, il fiume Adda e sulla destra la Cattedrale Vegetale

Anche solo facendo una semplice passeggiata mi sono resa conto che c’è tantissimo da vedere, sia che si voglia semplicemente fare un giro, sia che si desideri invece visitare e scoprire qualcosa in più sulla sua storia e sui suoi monumenti. A partire dalla ‘vera’ chiesa  Cattedrale che si trova proprio nel centro della città in Piazza Vittoria, con accanto la piccola piazza Broletto e il Palazzo Municipale, c’è la Biblioteca in Corso Umberto I, ci sono i portici e i palazzi coi loro cortili interni un po’ segreti e nascosti.  Ci sono le sponde del fiume Adda, che pur trovandosi praticamente attaccate al centro, sono un’oasi verde e di tranquillità che poche altre città possono vantare. Un posto ideale per trascorrere una domenica diversa, a rilassarsi al fresco delle piante con vista fiume, magari gustandosi un ottimo gelato artigianale come abbiamo fatto noi. 🙂

La Cattedrale di Lodi nella bellissima Piazza Vittoria

Concludo con qualche indicazione e suggerimento pratico se deciderete di andare a visitarla:

  • Dove si trova: Lodi, Sponda sinistra del fiume Adda, area ‘Ex Sicc’. C’è un parcheggio proprio lì accanto, in via Ferrabini. (ecco il link per arrivarci)
  • Se avete voglia di fare due passi e vedervi il bellissimo centro di Lodi mentre arrivate alla Cattedrale, potete parcheggiare in zona Tribunale, tra Viale Milano e Piazzale 3 Agosto (ecco il link mappe): da qui sono circa 10 minuti a piedi e attraverserete sul percorso pedonale Piazza della Vittoria e il bellissimo Corso Umberto I (io vi consiglio anche tappa nella gelateria omonima che trovate sulla strada: gusti particolari e buonissimi! 🙂 )
  • Se l’opera di Giuliano Mauri vi ha incuriosito quanto me, e volete scoprire qualcosa in più sulla sua vita e sulla storia dietro le sue creazioni,  su questo sito potete trovare tutte le informazioni necessarie.

Spero di aver creato in voi abbastanza stupore e curiosità per decidere di visitare questo luogo magico. 🙂

 

Contemplando i fiori di ciliegio…

Avete mai sentito parlare dell’HANAMI?

È una parola giapponese che significa letteralmente ‘guardare i fiori’ e fa riferimento alla tradizionale usanza di godere e contemplare la bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare quelli di ciliegio, i cui fiori sono detti Sakura. La fioritura del ciliegio infatti dura pochi giorni, poco più di una settimana, ed è simbolo di fragilità e delicatezza, ma rappresenta anche la rinascita e il ‘ritornare alla vita’. Fermarsi a guardarlo e contemplarlo rappresenta, soprattutto in Giappone, un rituale ed un momento di festa, che porta la gente a fare dei veri e propri pellegrinaggi per poterli ammirare.

Vedendo le foto che compaiono ovunque in questo periodo in internet, ho sempre sognato un giorno (chissà!) di poter essere anch’io tra i fortunati che fanno un viaggio in Giappone proprio per poter assistere a questo bellissimo e poetico fenomeno: sono una inguaribile romantica, che ci posso fare? 🙂 (Non nego che essere cresciuta anche a pane e cartoni anni ’80 non abbia contribuito ad alimentare la mia fantasia in questo senso!).

Pensate la mia meraviglia e il mio stupore quando ho scoperto che potevo assistere a questo spettacolo a pochi, pochissimi passi da casa mia! Un paio di anni fa infatti, ho saputo (grazie Facebook 😉 ) che proprio qui vicino esiste uno dei più grandi ciliegi d’Italia! Un ciliegio secolare che si trova in un campo e che ogni anno richiama moltissimi visitatori e curiosi.

Alcune fonti dicono che sia il più grande d’Italia, altre ‘solo’ della Lombardia, altre ancora dicono il più grande d’Europa: non sono certa di quale sia la versione corretta, ma quel che so di sicuro è che questa pianta è imponente ed ha un fascino incredibile.

È da un paio d’anni quindi che so della sua esistenza e conosco persone che sono andate a visitarlo, ma fino a quest’anno, io non c’ero ancora riuscita! Il primo anno l’ho scoperto troppo tardi, il secondo ‘me ne sono dimenticata’ fino a quando ormai il periodo propizio era già passato, il terzo anno (l’anno scorso) ero pronta ed agguerrita, ma…me lo sono persa ancora!

Volete sapere come è andata? Un pomeriggio dello scorso anno, pronta e gasata come chi si appresta a vivere una grande avventura, ho caricato i miei tre figli in macchina e, armati di cellulari e macchina fotografica, siamo partiti per riuscire  a vedere ed immortalare il famoso ciliegio.

Avevo cercato le informazioni su internet, avevo il navigatore pronto e mi sono detta che avrei chiesto informazioni più dettagliate una volta arrivata lì. Risultato? Ho girato per circa due (non esagero!) ore con degli adolescenti lamentosi in macchina, in un pomeriggio caldo e assolato, seguendo un navigatore che mi sembrava impazzito e senza riuscire a raggiungere il mitico ciliegio. Alla fine, sconfitta e in preda ad un certo senso di frustrazione, ho rinunciato e  siamo tornati a casa, con tappa in gelateria per il primo gelato della stagione come piccola consolazione.

(Immortalato qui in tutto il suo splendore 😀 )

Quest’anno ero partita nuovamente con tutte le buone intenzioni, invece una serie di eventi mi stava facendo rischiare di perdermelo ancora (non da ultimo il mega temporale di qualche sera fa, che temevo avrebbe fatto cadere tutti i fiori).

Insomma, per farla breve, pensavo ormai di aver perso la mia occasione un’altra volta. 🙁

Mercoledì pomeriggio però ero a casa e avevo anche l’umore un po’ così così. Mi sono detta: ci provo! Ho letteralmente ‘rapito’ mia figlia Giorgia (che all’inizio non aveva molta voglia, ma sappiamo bene che gli adolescenti vanno sempre un po’ stimolati a fare le cose, soprattutto insieme a noi. Anche a costo di un piccolo ricatto 😉 ) e, sul fare del tramonto, siamo partite all’avventura. Con poche speranze, a oner del vero, visto l’insuccesso dell’anno precedente e l’ora un po’ tarda. Ma armate di macchina fotografica e piene di voglia di svoltare la giornata!

E che dire? Non solo siamo riuscite ad arrivare alla meta in pochissimo tempo,  ma anche nel momento giusto per assistere ad uno spettacolare tramonto, con pochissime persone attorno.

Ne è valsa la pena? Lascio giudicare voi, guardando un po’ delle foto che abbiamo scattato. 🙂

Per noi è stato bellissimo e abbiamo cercato di rispettare la tradizione giapponese: non solo fare foto da mostrare e condividere, ma prenderci del tempo, in pace, tranquille, per contemplare ed ammirare questo meraviglioso spettacolo della natura. Che ci ricorda quanto siamo piccoli e anche fortunati a poter godere ed apprezzare di certe cose. Che ci ha fatto sentire davvero minuscoli, al cospetto della maestosità del ciliegio. A ricordarci che a volte, davvero, non serve andare lontano, ma basta prendersi il tempo per godere ed apprezzare certe magie che la natura (a volte proprio dietro casa!) ci offre. <3

Forte ormai della mia ‘esperienza’, ecco un paio di info e curiosità che vi potranno essere utili se deciderete di visitarlo (per quest’anno avete ancora qualche giorno di tempo!).

Curiosità:

  • Si dice che sia stato piantato circa un secolo fa, legato alla costruzione della cascina che c’è lì vicino.
  • La sua fama è tale che nel 2014 una sua talea (ramo con gemme che viene usato per far crescere una nuova pianta) è stata piantata a Roma all’interno del ‘Giardino dei Patriarchi’ sulla via Appia Antica, un’area con 20 alberi nati per talea dai patriarchi verdi di tutte le regioni d’Italia.
  • Il Ciliegio si trova su un terreno privato e ci sono dei volontari che si prendono cura di lui e di diffondere le notizie sullo stato della fioritura, attorno però ci sono dei campi coltivati ed è importante rispettare la natura nel momento in cui si decide di visitarlo: quindi attenzione a non calpestare i calpi o a lasciare ‘tracce’ (spazzatura o altro) del vostro passaggio.

Come raggiungerlo:

  • La posizione esatta del Ciliegio la trovate anche su Google Maps (questo il link), ma, dato che è possibile arrivarci solo a piedi dopo una passeggiata di circa 10 minuti, bisogna lasciare la macchina in alcuni punti strategici e poi proseguire a piedi.
  • Esistono diverse alternative, io ho parcheggiato in Via Cremonina a Besana in Brianza, Frazione Vergo-Zoccorino (ecco il link). Lasciate la macchina quando la strada diventa sterrata, seguite il sentiero e girate a destra dopo la cascina. Dopo i giri a vuoto dello scorso anno, vi consiglio decisamente questa opzione. 🙂

Per qualsiasi altro dubbio, chiedete pure e sarò lieta di darvi altre indicazioni!

Buona Hanami a tutti!!

 

 

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