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La vita è una pizza

Se dovessi dirvi: “La vita è una pizza”, voi che cosa pensereste?
Pensereste che mi sto lamentando, che vi sto dicendo che la vita è noiosa e così via.
E invece no, nel nuovo libro di Stefano D’Andrea ‘La vita è una pizza’ (Ed. Corbaccio) questa frase ha tutto un altro significato, diventa una metafora profonda e buffa sulle età della vità (essere bambini, adulti e poi anziani) piena di una leggera e sottile ironia che fa riflettere. 
Tutto il libro è così in realtà: sono piccoli racconti, aneddoti e pensieri che, sotto una apparente leggerezza ed ironia, lasciano invece spazio ad una visione profonda e ad un’analisi attenta di questo ‘mondo bambino’.

Anche le illustrazioni di Elena Galloni sono stupende!
E’ un po’ come se l’autore si avvicinasse al mondo dei bambini come uno scienziato che studia ed osserva un qualche meraviglioso fenomeno naturale: non lo capisce fino in fondo, lo guarda un po’ con diffidenza, cercando però di provare a ricordarsi come si sentiva quando anche lui era un bambino.
“Sono stato bambino troppo a lungo per non sapere esattamente cosa mi sarebbe servito per essere un bambino felice. E anche voi, solo che non ve lo ricordate.”
E’ vero, non ce lo ricordiamo più. Cosa ci faceva felice da bambini?
Da piccoli erano le cose semplici a renderci felici: giocare con un amico in cortile, scambiare la figurina che mancava al nostro album, andare sull’altalena e mangiarci un gelato al cioccolato.
Ed ora invece, cosa ci rende felici?
Perchè essere felici è diventato così stupidamente complicato? Perchè non siamo più capaci di metterci a ballare e saltellare per la stanza quando scopriamo che per cena c’è il nostro cibo preferito? O che per radio trasmettono la nostra canzone del cuore?
Certo, magari ci fanno sorridere, siamo ‘leggermente’ più contenti.
Ma ormai, lo diciamo sempre, noi ‘siamo troppo grandi per fare certe cose’.
Momento della presentazione alla libreria Perego di Barzanò.
E forse il nostro errore è proprio questo, non riuscire a ‘credere’ davvero alle cose che facciamo, anche alla più piccola azione o gesto che compiamo. Abbiamo bisogno di ‘prove’ grandi ed evidenti del nostro valore e del valore che hanno le cose per poter dar loro importanza.
Se un giorno dovessimo essere felici (ma felici-felici, da sorrisino perenne stampato sulla faccia!) solo perchè, ad esempio, abbiamo visto la prima margherita sbocciata in un prato, l’abbiamo raccolta e messa in un bicchiere in mezzo alla tavola? Sarebbe davvero tanto ‘inappropriato’ per noi, per la nostra età?
“Ogni cosa che facciamo ha senso solo fino a quando ci crediamo.”
“Qualcuno dice che quando smetti di credere a qualcosa, stai vedendo la realtà in maniera molto più lucida. E forse è vero. E’ la forza dei bambini”.
“Crederci è tutto, anche se non ci credi veramente”.
Insomma, dobbiamo davvero imparare di nuovo a guardare le cose con gli occhi di un bambino che sa davvero essere felice per ciò che lo rende felice.

Perchè ci crede.
E questo gli basta.

P.s. Un mio personale consiglio sui racconti che mi hanno colpito di più:
– ‘Immaginate una camera vuota’: Questa la dedico e consiglio a tutti le mamme o i papà, soprattutto quelli che hanno figli adolescenti.
– ‘Paura del buio’: dedicata a tutte le nostre paure, a quelle che ci accompagnano per tutta la vita.
– ‘Il vostro sguardo’: dedicata a chi ha perso una persona cara sempre troppo presto.

Buona lettura!

Cose leggere per anime pesanti

Ancora una volta trovo conforto in un libro…

 

 

Io sono una roccia.
Sono quella che consola gli altri, l’ottimista, quella che non si lamenta mai, quella che chiami quando hai un problema e vuoi un parere.
Ma anche la roccia si sgretola.
E’ una situazione che non mi piace, anzi la cosa mi fa proprio incazzare.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco (e non per colpa degli inevitabili segni dell’età).
Sarà che inizio ad accusare il colpo dell’ultimo trasferimento, saranno i problemi di salute dei nani e tutte le scelte fatte di conseguenza, sarà che persone che amo stanno lottando contro malattie gravi, sarà che dal mondo arrivano notizie poco confortanti. Sarà.
Il primo segnale è stato un attacco di panico: io nei miei panni ma senza testa sulle spalle, all’improvviso.
Poi ho iniziato a perdere le cose, chiavi della macchina e cellulare che non avevo mai perso, ad esempio.
E poi tanti altri segnali, ma non mi dilungo.
Questa notte ho svegliato mio marito a calci per provare a spiegargli come mi sento. Dopo un paio di insulti ho deciso di rimandare la questione con lui e ho aperto le pagine di questo libro. Pagine leggere come leggera era l’anima prima di questa situazione, consigli disegnati e divertenti che fanno bene all’umore.
E, fra tutto, cosa mi salta subito all’occhio?

 

 

sembra fatto apposta per me e non è finita…

 

 

e ancora…

 

 

Riassunto:
Mamme in fuga – per ritrovarsi bisogna perdersi, meglio se in compagnia.
Roby…se non altro noi siamo sulla strada giusta!

 

 

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