Pagina 59 di 67

“Non ha voglia di studiare”

 

 

Ora vi dico come è andata.
Da bambina scrivevo sempre: poesie, racconti, canzoni. Sempre.
Ai tempi della quinta elementare le maestre parlando con mia madre le consigliano di permettermi di diventare scrittrice o giornalista. Il mio tema d’esame fa il giro di tutta la scuola e io riscuoto un successone. Mi vedo già, proiettata nel futuro, ad autografare libri.
Ai tempi della terza media le professoresse parlando con mia madre le intimano di farmi frequentare un istituto professionale e di farmi andare a lavorare il prima possibile. Scrive bene le dicono, ma NON HA VOGLIA DI STUDIARE.
Improvvisamente mi vedo fallita prima ancora di iniziare.
Ignorando consigli e ordini, io scelgo di frequentare l’istituo tecnico commerciale ad indirizzo programmatore (i motivi sono da ricercarsi in dinamiche familiari perverse che vi risparmio). Mia madre non crede abbastanza in me e non fa nulla per farmi cambiare idea, a mio padre non sembra vero in un’epoca in cui quel tipo di scuola dava ottimi sbocchi professionali (a ragion veduta).
Boato del consiglio di classe che fa tremare i muri della scuola e convoca immediatamente i miei genitori e, non ascoltato, arriva a  scrivere una vergognosa sentenza addirittura sulla pagella finale: la ragazza potrà frequentare solo un istituto professionale.
Ragioneria? Ma siamo pazzi?
Sì, col senno di poi, pazza lo sono stata veramente.
Mi sono diplomata nei cinque anni canonici, senza mai esami a settembre, dimostrando al corpo insegnanti che tutto si può fare e che anche una ragazza di dodici anni ancora acerba può sbocciare e seguire qualsiasi strada. Anche quella più sbagliata per lei e per le sue capacità.
LA VOGLIA DI STUDIARE E’ ARRIVATA, nonostante tutto e tutti.
All’università ho girovagato passando da un corso ad un altro ormai senza identità. Un’aspirante scrittrice che studia numeri e risolve problemi non va lontano.
L’unico rimpianto che ho nella vita è quello di non essermi laureata per essermi persa per strada.
Ma mai dire mai.
Ovviamente negli anni ho smesso di scrivere., ad eccezione di lunghe ed elaborate e-mail.
Ho lavorato sempre in ambito commerciale e ho sviluppato un sacco di abilità utilissime, ma non ho dato respiro alla mia antica passione.
Circa una trentina d’anni dopo la pentola in ebollizione ha fatto saltare il coperchio. E così quella bambina di dieci anni è tornata per ammonirmi. La voglia di scrivere è tornata prepotente e io vi annoio con le mie storielle.
Abbiate pietà.
Ora vi racconto come sta andando.
Il mio secondogenito scrive sempre. Racconti e cronache sportive prevalentemente.
Lo guardo sdraiato sul divano con i suoi quadernoni pasticciati e a volte alla scrivania al computer. Questa settimana ha iniziato a seguire un laboratorio chiamato “Giornalino” a scuola, è l’unico della sua classe e gli hanno affidato la rubrica dello sport. Ormai gira perennemente con un blocco e una penna. Non studia la grammatica ma viaggia con una media del dieci.
NON HA VOGLIA DI STUDIARE dicono. Vero.
Questa frase mi fa venire i brividi. Ma ora ho imparato a prenderla con le dovute precauzioni.
La voglia di studiare arriverà, nonostante tutto e tutti.
Io sarò lì ad aspettarla e la aiuterò ad andare nella giusta direzione.
Niente dinamiche familiari perverse, niente giudizi affrettati, niente consigli e niente ordini.
Le sentenze possono cambiare il corso di un’esistenza.  Prendiamole con le pinza. Osserviamo e ascoltiamo i nostri figli.
(Post scritto dopo un litigio con il secondogenito durante la preparazione di una verifica di geografia)

 

Perdersi…


In questo periodo mi sento spesso ‘persa’: mi sembra di navigare a vista, senza una direzione e una meta ben precisa. Mi sembra in qualche modo di perdere tempo perchè non sto raggiungendo obiettivi e risultati a cui sento in qualche modo di dover arrivare. Come se dovessi dimostrare qualcosa a me stessa, ma soprattutto agli altri.
E non c’è nulla di più sbagliato per far germogliare quel costante senso di inadeguatezza e di colpa con cui è così difficile e faticoso convivere.
Mi rendo conto che è l’approccio che deve essere diverso, non c’è nulla di male a sentirsi ogni tanto così…persi, disorientati. Perdersi può essere un’esperienza illuminante, dipende tutto da come viene vissuta. C’è chi la prende come una perdita di controllo e come un ostacolo, un punto di arresto, c’è chi invece la vive come un’opportunità, un’occasione per tentare nuove strade, nuovi percorsi. Significa che spesso (sempre?) le cose non vanno esattamente come le avevi pianificate, immaginate o progettate. Significa smettere di preoccuparsi di sapere esattamente come andranno le cose. Significa restare aperti a tutto ciò che potrebbe succedere.

http://onenomadwoman.com/planetd/

Il claim del nostro blog lo dice bene: “per ‘ritrovarsi’ bisogna perdersi”. 
Ed io e Barbara ci siamo perse spesso nella vita, ma proprio questo ci ha dato (e ci sta dando!) la possibilità di crescere, incontrarci e, in qualche modo, ritrovarci.
Quello del ‘perdersi’ con consapevolezza diventa un viaggio di arricchimento e di scoperta.
Dovremmo sempre riuscire a viverla così.
Perdersi è una metafora di quel che spesso succede alle nostre vite quando viviamo momenti particolari e di cambiamento: non possiamo più contare su quello che conosciamo, che ci è famigliare. Siamo costretti a rimetterci in gioco, a trovare nuovi punti di riferimento, a proiettarci inevitabilmente verso il fututo.
E’ il momento di lasciarsi andare, di provare nuove esperienze ed emozioni, di lanciarci in nuove avventure. Per capire che, se anche le cose non sono andate come pianificato, sei comunque riuscito a trovare in te risorse e potenzialità che nemmeno pensavi di avere.
E’ scoprire in te una ricchezza profonda e inaspettata, che ti permette di fare cose incredibili.
E’ ascoltare per una volta quello che il tuo cuore, il tuo istinto ti dice realmente di fare, senza preoccuparti del risultato finale o del giudizio e delle aspettative degli altri. E’ seguire la bussola interna che ci guida sempre nella giusta direzione, se solo sappiamo avere la cura e l’attenzione di seguirla veramente. Ci porta sempre verso il nostro polo di attrazione, verso ciò che realmente siamo e sentiamo di voler essere, anche se a noi sembra di girare a vuoto. 
Magari ci fa compiere dei giri incredibili, ma punta sempre verso noi stessi e ciò che realmente siamo.   

Concediamoci la possibilità di perderci ogni tanto.

« Articoli meno recenti Articoli più recenti »

© 2026

Tema di Anders NorenSu ↑

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi