In fuga con la Fuga

Mentre corro penso, mentre penso mi guardo dentro, mentre mi guardo dentro conosco un pezzo di me stessa, delle mie emozioni, delle mie paure, dei miei desideri, dei miei bisogni, dei miei pensieri, dei miei progetti. E questo spazio di solitudine e di intimità con me stessa mi aiuta a gestire la mia vita emotiva, a educare i miei moti interiori, a dominare le mie inquietudini e a non farmi inghiottire dal vortice delle emozioni, siano esse positive o negative, gioia o dolore, passione o rabbia, amore o odio (…) La maggior parte di questo libro l’ho scritta correndo. Scrivere è come correre. Correre è come scrivere” (…)
“Poi è arrivata la corsa ad alimentare la psicoterapia autogestita, alla faccia della crisi dei quarant’anni e a chi ha pensato che fosse per tenermi in forma o una moda del momento, in realtà ho cominciato a correre per sopravvivere, la rabbia mi stava divorando dentro e attraverso la corsa l’ho domata e ho trovato nuove energie e nuovi punti di vista per affrontare il mio io più remoto. Ho ascoltato me stessa nel corpo, e non solo nel cuore e nella mente, e ho trovato risorse nuove
Queste parole sono scritte da Martina Fuga, per Mondadori, nel libro Lo zaino di Emma nel quale l’autrice racconta, con una lucidità e con una sincerità disarmanti, la sua storia di mamma di una bimba con sindrome di Down, Emma.

 

Ho conosciuto Martina virtualmente in un gruppo per la corsa (#runningformommies) e off line durante una lezione di yoga al Mammacheblog 2014 e, istintivamente, mi è piaciuta subito: bella, sorridente e determinata.
Appena ho saputo che aveva pubblicato un libro ho deciso, insieme a Roberta, di andare alla presentazione tenutasi a Monza nel corso della giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, solo per stringerle la mano e farle sapere quanto è brava.

 

 

A Monza c’era anche Emma: bella, sorridente e determinata come la mamma. Guardandole insieme si percepisce l’immenso lavoro che Martina fa su se stessa e con sua figlia.
Vi consiglio di leggere Lo zaino di Emma perché le sue parole sono rivolte a tutti, anche a chi non interessa approfondire le conoscenze sulla sindrome in oggetto,  e sono un manifesto per una cultura della diversità. ” La diversità tutta. Perché non ci sono solo le persone con la sindrome di Down, o solo i disabili, o le persone con la pelle di un colore differente dal nostro o che fanno scelte di vita diverse, scelte d’amore diverse.”
Parole che fanno riflettere e portano dritte al dolore di chi si deve scontrare ogni giorno con la discriminazione e, passatemela, con l’ignoranza.

 

 

Io mi riconosco molto nelle parole di Martina, nel senso di colpa, nel dolore, seppure per motivi diversi. E mi riconosco totalmente nel suo modo di fare “psicoterapia autogestita” con le fughe fatte correndo e scrivendo.

 

Martina, insomma, è una Mamma in fuga per eccellenza a partire…dal cognome!

2 Comments

  1. devo metterlo nella lista dei libri da leggere, insieme a quello di Murakami sulla corsa. grazie per avermelo ricordato… 😉

  2. Entrambi due libri che meritano il nostro tempo (secondo me) 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2019

Theme by Anders NorenUp ↑

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi